Sull’impianto a biogas di S. Paterniano

24 maggio 2012 in comitati, Comunicato stampa, Novità

Abbiamo appreso dalla stampa locale dell’iniziativa di un imprenditore agricolo osimano di costruire un impianto a biomasse per la trasformazione in biogas e relativa produzione di energia elettrica pari ad 1 megawatt.

Ovviamente la produzione di elettricità da fonti rinnovabili non può che essere vista favorevolmente, tuttavia il progetto in questione desta non poche perplessità.

Lasciamo ai residenti, subito costituitisi in comitato non appena venuti a conoscenza dell’iniziativa, tutti i rilievi tecnici specifici, a noi preme rilevare come impianti di queste dimensioni che non sono direttamente funzionali all’integrazione e completamento dei cicli produttivi agricoli, si prestino ad ipotesi di mera speculazione finanziaria.

Infatti, ad oggi, in Italia è in atto una vera e propria corsa al biogas agricolo, giustificata dall’inseguimento dei cosiddetti “certificati verdi” per cui un impianto di grosse dimensioni è un sicuro investimento con guadagni dopo soli 3 o 4 anni.

Per le singole aziende sarebbero sufficienti impianti da 20 o 50 kw ma quelli più grandi, dai 250 kw in su, si stanno diffondendo a macchia d’olio approfittando di procedure per l’autorizzazione semplificata così che, come successo ad Osimo, i cittadini ne vengono a conoscenza ad approvazione avvenuta da parte della conferenza dei servizi.

Vogliamo evidenziare i problemi di sostenibilità di questi grandi impianti, che incentivano i trasporti di materia prima da stoccare con relative emissioni e traffico; il forte impatto sul paesaggio e consumo di suolo agricolo, che andrebbe invece tutelato non  solo per la superficie occupata dall’impianto stesso, ma sopratutto per lo sfruttamento monoculturale ed intensivo dei terreni che sarebbero incentivati  ad essere coltivati a produrre mais, sorgo, triticale da immettere nei digestori che alimentano l’impianto biogas.

Tutto ciò è pericoloso sia dal punto di vista ecologico che per quello etico : un mais che non si mangia può indurre ad un uso dissennato di chimica, fertilizzanti ed antiparassitari, inquina e mina la fertilità, consuma grosse quantità di acqua.

Tralasciando altre criticità che stanno emergendo nella vicina Germania, leader in Europa per questo tipo di impianti, che farebbero ipotizzare un collegamento tra le contaminazioni da e.coli che hanno paralizzato recentemente il mercato ortofrutticolo continentale e la diffusione di digestati ( usati come fertilizzanti ) da biogas, noi vorremmo che su tutti questi temi ci fosse un’attenta riflessione e partecipazione da parte di tutti i soggetti chiamati a decidere ed a subirne le conseguenze.

 

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